PRESENTAZIONE DI LA MIA CASA È IL FIUME di Alessandra Santin

Roberto Cantarutti è imperturbabile ed esigente. Dipinge innanzitutto per perdersi.
I suoi rapporti col Tempo si sviluppano a partire da un passato remoto al quale egli impone contemporaneamente il caso e la severa ricostruzione storica. Per questo alcuni gesti assoluti, alcune azioni ripetute dell’infanzia (che oscillano tra il gioco, la violenza e la danza) si ripresentano ancora e ancora. Nelle opere ultime, raccolte sotto il titolo “La mia casa è il fiume” presentata negli spazi della galleria studiofaganel di Gorizia, si leggono identiche emo/azioni, in vissuti e sequenze diverse. Poste in relazione nuova esse raccontano storie inedite e ancora da vivere, rivisitano un Passato vivo sempre modificabile.

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DIPINGERE NON È TINGERE di Patrizia Dughero

dipingere è (anche) un comportamento; quel che cerchiamo è un comportamento, il processo operazionale che viene dalla fondazione dell’espressione, che proviene dalla poietica; la pittura non è soltanto un dispositivo libidinale, che ci suscita interesse, come suggerito da Lyotard; la pittura è semmai la trasformazione di ciò che è visibile in ciò che è leggibile; cerchiamo anche il bagno del tintore, la stuccatura con la spatola per riempire le fessure e per nutrire la superficie (preparazione); cerchiamo l’operazione grafica del grattar la superficie con una punta consumata dal tempo, lasciando tratti di matita, di penna, tratti di carboncino;

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GESTI IMPERFETTI di Alessandra Santin

Sono scritture brevi le opere di Roberto Cantarutti, da “agire” come le azioni che i protagonisti compiono nel quotidiano, quando i bambini giocano e gli adulti sono impegnati nei lavori domestici, nei gesti ripetuti in privato tra le pareti di casa, o pubblicamente nella dimensione sociale delle strade, dei bar, delle palestre e delle fabbriche.
Sorprende la possibilità di cogliere in questi gesti casuali un’energia gentile e una violenza brutale, una cadenza lieve e potente di danze arcaiche.
Sono atti di bellezza autentica queste azioni automatiche; sono incanti improvvisi, apparentemente inutili, che presto si rivelano necessari.
Lì indaga lo sguardo libero di Roberto Cantarutti e si compiace.

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LA MIA CASA È IL FIUME di Chiara Srebernič

Roberto Cantarutti espone la sua nuova serie pittorica “La mia casa è il fiume”. Il titolo scelto evoca l’esperienza autobiografica dell’autore mettendo in evidenza il tema delle relazioni tra individui ed in particolare il dialogare tra forme e corpi. La scelta del titolo evoca l’infanzia del pittore che viveva vicino al fiume Corno.
Lo scorrere del fiume è simbolico, metafora della vita e richiamo alle antiche civiltà che sceglievano di insediarsi appunto attorno ad esso per sopravvivere. L’acqua è dunque sin dagli albori della civiltà umana un elemento fondamentale e onnipresente così come è presente nell’opera di Roberto Cantarutti, in particolare in questo ciclo pittorico. L’elemento acqueo compare nelle sue opere dal punto di vista iconografico come una sorta di “luce fumosa” e “vapore” e allo stesso tempo viene sottolineato dalla tecnica utilizzata.

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DI PROFONDITÀ E IN EQUILIBRIO di Cristina Feresin

Scivola a filo d’acqua la pittura di Roberto Cantarutti, fluida e trasparente, a momenti impetuosa e travolgente, come un fiume, dalla superficie cheta e dalle profondità inaspettate, dove si cela la forza centrifuga, che tutto muove senza dare nell’occhio, e ti risucchia, improvvisamente.
Così l’arte di Roberto Cantarutti, cromie tenui e mirate, gioco di velature e sovrapposizioni, pennellate ampie e ariose, definisce corpi in perenne movimento, in dialogo tra di loro e con il mondo circostante, tra la necessità del confronto, il desiderio di vicinanza, il bisogno di comprendere determinate dinamiche, l’esigenza di sentirsi liberi. Poesia visiva pura, vibrante, viscerale, autonoma.

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